Erba nardo per la potenza

TGR Potenza-Nardò 0-0

Sesso di gruppo con la vigilanza di mamma in linea

Dal si fregia del titolo di città [3]. Sorge in posizione pianeggiante a sud-ovest del capoluogo provinciale e include un tratto della costa ionica del Salento. Fu, per secoli, un importante centro bizantino e, dalsotto la famiglia ducale degli Acquavivadivenne il principale centro culturale del Salentosede di Università, di Accademie e di studi letterari e filosofici: fu definito la Nuoua Atene litterarum.

Con quasi Quest'ultima è totalmente immersa nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano realizzato attraverso un rimboschimento compiuto intorno agli anni ' È posto sul versante ionico del Tavoliere salentinoal limite settentrionale delle Serre omonimein posizione subcostiera; il suo territorio è attraversato dal Canale dell'Asso, probabile traccia di un antico corso d'acqua. La erba nardo per la potenza sorge a 45 m s. La parte settentrionale del territorio comunale è compresa nella Terra d'Arneoovvero in quella parte della penisola salentina compresa nel versante ionico fra San Erba nardo per la potenza in Bevagna e Torre Inserraglio e che prende il nome da un antico casale, attestato in epoca normanna e poi abbandonato, localizzabile nell'entroterra a nord-ovest di Torre Lapillo.

La stazione meteorologica di riferimento è quella di Lecce Galatina. Le estati sono calde, afose e siccitose. Il toponimo deriva etimologicamente erba nardo per la potenza termine illirico narche ha il significato di acqua, con probabile richiamo all'antica falda acquifera presente nel territorio; uno zampillo d'acqua è un elemento raffigurato anche nello stemma civico.

Nel a. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente ed in seguito alle battaglie tra Bizantini e Gotifu assorbita dall' Impero bizantino - e, per un breve periodo -fu annessa al Erba nardo per la potenza longobardo. Nel i Normanni conquistarono la città ed ai monaci benedettini fu concesso di insediarsi al posto dei monaci basiliani nell'Abbazia di Santa Maria di Nerito. Dal fino alcome ducato, fu feudo degli Acquaviva [7]. In seguito all'unificazione delNicola Giulio fu il primo sindaco del Regno d'Italia [8].

Tra il e ill' esercito Alleato decise di ospitare nella frazione di Santa Maria al Bagno oltre centomila Ebrei scampati ai campi di sterminio nazisti e in viaggio verso il nascente Stato di Israele. Qui alcuni edifici vennero convertiti alle nuove esigenze. In una casa nella piazzetta venne ospitata la sinagoga e nella masseria Mondonuovo venne realizzato il kibbutz Elia.

La cattedrale di Santa Maria Assunta sorge sul luogo dove fu fondata l'antica chiesa basiliana di Sancta Maria de Neritoad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste.

Con la conquista normanna della città, avvenuta neli monaci basiliani vennero lentamente sostituiti dai benedettiniai quali erba nardo per la potenza affidati il monastero e la chiesa. Fu infatti nel che il conte normanno Goffredo fece ricostruire sui resti della preesistente chiesa basiliana, una nuova chiesa che per decisione di Papa Urbano II venne dedicata a Maria SS.

Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diverse opere di rimaneggiamento, anche radicali, che ne hanno alterato l'originaria impostazione architettonica. Possiede un impianto basilicale a tre navate, erba nardo per la potenza da due ordini di archi a tutto sesto e a sesto acuto. Sulle pareti rimangono numerosi affreschi, tra i quali quelli di san Nicola e del Cristo in trono che benedice alla greca XIV secolodella Vergine col Bambinodi sant'Agostino XV secolo e della Madonna delle Grazie delopera di Baiulardo.

Di notevole rilevanza è il Crocifisso ligneo del XIII secolodetto il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro [12].

Al periodo barocco risalgono alcuni altari e il Cappellone di San Gregorio Armenoopera di Placido Buffelli del [13]. È erba nardo per la potenza elevata a Basilica minore nel [14]. In origine aveva erba nardo per la potenza impianto basilicale a tre navate che fu successivamente trasformato ad aula unica per meglio rispondere alle esigenze della predicazione, tipiche dell'ordine mendicante fondato da san Domenico di Guzman.

In seguito al terremoto del la fabbrica fu quasi totalmente distrutta, ad eccezione della facciata, del muro laterale sinistro e di parte della sacrestia. La facciata è in carparo e fu realizzata in due momenti differenti; la parte inferiore è ricca di figure umane e cariatidi addossate le une alle altre, mentre la parte superiore presenta forme più leggere.

L'interno, a croce latina con tre cappelle per lato, fu ricostruito dopo il seguendo i canoni architettonici della Controriforma. Tra i diversi altari spicca quello della Madonna del Rosario con i quindici misteri, opera del pittore neretino Antonio Donato D'Orlando.

Adiacente alla chiesa è il convento dei Domenicani rimaneggiato da Ferdinando Sanfelice dopo il terremoto. La chiesa dell'Immacolata fu costruita nel sui resti di un edificio medievale. Originariamente intitolata a San Francesco d'Assisidal fu consacrata all' Immacolata e affidata all'omonima confraternita.

Presenta un elegante prospetto in carparo diviso in due ordini da un aggettante cornicione e caratterizzato da erba nardo per la potenza di lesene con festoni che inquadrano nicchie timpanate.

Il portale d'ingresso, sormontato da una nicchia con la statua in pietra leccese dell'Immacolata, è posto in asse col rosone dell'ordine superiore. L'interno, ad unica navata terminante nel presbiterioospita tre altari laterali in stile barocco.

L'attiguo convento dei Conventualiacquistato da privati dopo la soppressione avvenuta nelè adibito a civile abitazione [15]. Il complesso monastico fu edificato sui resti di una preesistente fortezza, di cui sono ancora visibili motivi di merlatura. Le successive esigenze di crescita della comunità resero necessari, nel corso del XVII secoloalcuni lavori di ampliamento, durante i quali venne inglobata, all'interno del complesso, l'attigua chiesetta di San Giovanni Battista, il cui portale è ancora visibile lungo il perimetro del monastero.

L'interno erba nardo per la potenza a navata unica, con tre brevi cappelle in ciascun erba nardo per la potenza ospitanti altari barocchi. Un grande arco trionfale introduce al presbiterio rettangolare decorato con paraste dipinte a marmi policromi [16]. La chiesa della Beata Vergine Maria del Carmelocon l'annesso convento, rappresenta uno dei maggiori complessi monastici della città.

Il documento più antico che attesta l'esistenza della chiesa, dedicata inizialmente all'Annunziata, è datato La facciata presenta motivi del periodo romanico. Erba nardo per la potenza inferiore è caratterizzato da un protiro che sovrasta il portale d'ingresso affiancato da due leoni in atteggiamento feroce.

Al periodo cinquecentesco risalgono le statue dell'Angelo nunziante e della Madonna Annunziata, poste nelle nicchie, e i motivi ad archetti pensili con peduccio decorato che cingono il prospetto principale e laterale. L'interno, completamente decorato con stucchi barocchi, erba nardo per la potenza sviluppa longitudinalmente, ritmato da sei arcate su pilastri erba nardo per la potenza concluso da un vano presbiteriale quadrangolare che accoglie il coro.

La chiesa di Santa Maria della Purità fu edificata per volontà del nobile vescovo Antonio Sanfeliceunitamente all'attiguo istituto per l'educazione delle giovani fanciulle a rischio.

Essa fu realizzata tra il e il secondo i disegni e i modelli dell'architetto Ferdinando Sanfelicefratello del vescovo. La facciata, di ispirazione borrominianaè modulata dalla alternanza di superfici concave e convesse, enfatizzate da modanature, ed è ricca di elementi erba nardo per la potenza tratti dal repertorio napoletano dell'epoca.

L'interno si sviluppa su una pianta a croce greca, con bracci molto corti, evidenziati da quattro paraste, che incorniciano tre cappelloni, voltati a botte e decorati con raffinati motivi a stucco; nell'intersezione della croce si eleva una grande cupola. Di particolare rilievo artistico è l'altare maggiore in marmo bianco sovrastato dalla tela raffigurante la Madonna della Purità. Ai piedi dell'altare si trova la sepoltura del vescovo Sanfelice. Nei bracci laterali trovano posto le tele di San Nicola tra Santi e del Martirio di San Gennaroopere superstiti dei distrutti altari barocchi.

La costruzione della chiesa di Sant'Antonio da Padova risale al quando, in seguito alla cacciata degli ebrei ad opera del conte Belisario Acquavivafu costruito il convento dei frati minori osservanti sul sito dell'antica sinagoga.

La facciata conserva chiari elementi manieristici ed è suddivisa in due ordini con coronamento mistilineo. L'interno presenta una pianta basilicale ripartita in una navata centrale e da due ambienti laterali intercomunicanti, è priva del transetto e la copertura è costituita da un soffitto ligneo a cassettoni in noce. Lungo i lati della chiesa si aprono le cappelle che accolgono pregevoli altari ospitanti tele e statue cinque-seicentesche, come la statua in legno di sant'Antonio da Padova erba nardo per la potenza di Stefano da Putignano e il gruppo scultoreo della Crocifissione opera del XVII secolo di scuola veneziana.

Dietro l'altare maggiore è collocato il cenotafio del eretto in memoria di Belisario e Giovanni Bernardino Acquaviva. L'adiacente convento, di cui sopravvive solo il chiostrocon la soppressione dei beni ecclesiastici, nel fu trasformato dapprima in asilo e, successivamente in ospedale.

La chiesa di San Trifone fu eretta agli inizi del XVIII secolo per volontà della erba nardo per la potenza che devotamente si rivolse al santo per la liberazione delle campagne dalla piaga dell'invasione dei bruchi. L'edificio presenta una facciata a due ordini con paraste corinzie e nicchie.

L'interno, a navata unica, è scandito da quattro pilastri a sezione rettangolare per ogni lato, sormontati da archi a tutto sestoal centro dei quali si aprono tre finestre per parte.

L'area presbiteriale ospita l'unico altare della chiesa dedicato a san Trifone Martireraffigurato nella pala del pittore napoletano Nicola Russo. Subito dopo la costruzione della chiesa, fu erba nardo per la potenza la confraternita di San Trifone che ricevette il regio assenso di Ferdinando IV il 16 novembree da allora officia la chiesa dedicata al martire.

L'edificio risente molto dell'influsso del panorama architettonico leccese, in particolare della chiesa di San Matteo e della sua facciata a tamburo, di chiara derivazione borrominiana. Presenta una facciata composta da un grande e slanciato avamposto a semicerchio, con nel mezzo un'artistica finestra e l'iscrizione De Domo Davidil motto erba nardo per la potenza Confraternita di San Giuseppe: a sinistra si eleva un piccolo campanile a vela.

L'interno è a pianta ottagonale con altare maggiore valorizzato dal erba nardo per la potenza bassorilievo, di autore ignoto, rappresentante la Fuga in Egitto ; la chiesa conserva tre altari in pietra con grandi pale su tela raffiguranti san Giuseppe nel maggiore, in quello a destra sant'Apollonio, in quello erba nardo per la potenza sinistra sant'Oronzo.

Due altri quadri su tela, posti su colonne, raffigurano il Beato Transito erba nardo per la potenza lo Sposalizio di San Giuseppe. Accanto alla chiesa vi è l'oratorio e sala riunioni della Confraternita, con un altare dedicato al SS. Crocefissocon una croce di legno e simulacro di Gesù Crocifissoerba nardo per la potenza Giovanni Evangelista e la Maddalena ai piedi.

Passati cinquant'anni dalla fondazione, le suore promossero l'erezione della chiesa dedicata a Santa Teresa di Gesùin ricordo della loro fondatrice. La chiesa fu consacrata il 10 novembre La facciata, costruita intorno alè modulata secondo due ordini sovrapposti che si ripetono anche nelle due ali concave che contengono la scalinata. L'interno è a navata unica con cappelle incorniciate, entro le estremità concave, da paraste. Possiede una copertura con volta a crociera decorata con altorilievi a stucco.

Sono presenti tre altari: quello maggiore conserva la pala raffigurante l' Estasi di Santa Teresa di Vincenzo Fato ; nella cappella di destra è conservata la pala raffigurante Santa Teresa e San Giuseppesempre di Vincenzo Fato ; la cappella di sinistra è dedicata san Giovanni della Croce [17]. Si presenta a navata unica rettangolare preceduta da un nartece scoperto. Le pareti interne accolgono una ricca decorazione pittorica di stile bizantino databile al XIII secolo ma in parte sbiadita.

Le raffigurazioni presenti furono realizzate in un unico momento e dallo stesso pittore. Nelle vicinanze della masseria Zanzara si trova una cavità sotterranea sulla quale si imposta una monumentale cappella di epoca cinquecentesca, nota come Madonna della Grottella; la parete di fondo dell'edificio è dipinta con un'immagine raffigurante la Vergine. La struttura è fatiscente ed in più punti le pareti laterali ed il pavimento sono rovinosamente crollati.

Dalla cappella si accede alla grotta sottostante, una cavità di origine carsica con il caratteristico inghiottitoio. L'asse della grotta è lo stesso della chiesa subdivo, male due absidi sono orientate secondo direzioni opposte, con quello dell'ipogeo rivolto approssimativamente ad E.

Il seminario vescovile fu fatto edificare nel dal vescovo Tommaso Brancaccio sul luogo dove sorgeva l'asilo di mendicità. Nella prima metà del secolo scorso, per opera del vescovo Francesco Minervala facciata principale dell'edificio fu completamente rifatta in stile neoclassicoin accordo con i principali caratteri architettonici del palazzo vescovile.

La facciata è divisa orizzontalmente da erba nardo per la potenza lesene : la parte inferiore è caratterizzata da un bugnato levigato, mentre, nel piano superiore la parete liscia è interrotta dall'allineamento ritmico delle finestre architravate e dalla presenza del bugnato agli angoli. Il portale d'ingresso è sormontato da un balcone con una porta finestra circoscritta da cornici e coronata da un architrave con timpano.

Fu inaugurato nel con la messa in scena dell'opera Mefistofele di Arrigo Boito. Nonostante la funzionalità della struttura non fu costante, l'attività svolta fu intensa e venne anche utilizzato come sala da musica e da ballo in quanto, grazie al sistema di carrucole progettate dal Tarantino, la platea veniva sollevata fino all'altezza del palco.

Nel sono stati completati i lavori di adeguamento alle norme antincendio, che hanno visto protagonisti gruppi di progettazione e maestranze locali. La costruzione del Sedile è correlata alla fondazione dell' Università neretina, sorta nel periodo di ripresa socio-economica legato al casato della famiglia Acquaviva nella seconda metà erba nardo per la potenza XV secolo.

Ancora alla fine del XVII secolo, al suo interno, erano conservati i dipinti su tela dei santi protettori dell'epoca: la Vergine Incoronata con san Michelesan Gregorio Armeno e sant'Antonio da Padova.

La Torre dell'Orologio nel Palazzo sede dell'ex Pretura in Piazza Salandra venne realizzato nele ricostruito a seguito del terremoto.

Il meccanismo un raro prototipo, fu realizzato dalla Ditta Caccialupi di Napoli neltale data è incisa sia sulla macchina che sull'orologio.

Il meccanismo è posizionato alle spalle dell'orologio in una cabina, ed è formato da due meccanismi che suonano uno i quarti, e l'altro le ore.